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Che cos’è la misofonia
La parola viene dal greco e significa, alla lettera, “odio per i suoni”. Descrive una reazione emotiva e fisica molto forte a suoni precisi, quasi sempre ripetitivi e spesso prodotti da altre persone. Non è un fastidio passeggero: chi la vive racconta una reazione immediata e intensa, fatta di irritazione, disgusto o rabbia, che parte in automatico non appena arriva il suono.
Il termine è stato proposto all’inizio degli anni Duemila da due ricercatori, Pawel e Margaret Jastreboff, e la misofonia è ancora una condizione che la ricerca sta definendo. Non compare come diagnosi a sé nei principali manuali, il DSM-5 e l’ICD-11, ma nel 2022 un gruppo internazionale di esperti ha proposto una definizione condivisa. Non è quindi “niente”: è un fenomeno riconosciuto, con uno schema ricorrente di suoni scatenanti e di reazioni, e con un disagio reale. Capirlo, per chi la vive e per le persone intorno, toglie già molto del senso di colpa e dei conflitti che spesso la accompagnano.
I suoni che la scatenano più spesso
Sono di solito suoni ripetitivi e di volume basso, spesso legati alla bocca o al corpo:
- Masticare, deglutire, sorseggiare, schioccare le labbra
- Respirare rumorosamente, tirare su col naso, schiarirsi la voce
- Battere sulla tastiera, tamburellare con le dita, far scattare una penna
- Il ticchettio di un orologio o altri rumori di fondo ripetuti
Spesso i suoni più difficili sono quelli delle persone più vicine, e per questo la misofonia pesa in modo particolare in famiglia e in coppia. Non conta il volume: lo stesso rumore leggero che a tavola nessuno nota può diventare quasi insopportabile per chi la vive. In alcune persone la reazione si estende anche a stimoli visivi, come vedere qualcuno che dondola la gamba.
I sintomi
La reazione si sente nel corpo e nelle emozioni: tensione muscolare, cuore che accelera, caldo, voglia di allontanarsi o di far smettere il rumore, irritazione che sale in pochi secondi. Dopo arrivano spesso stanchezza, imbarazzo o senso di colpa per aver reagito così. Molte persone notano i primi segni tra l’infanzia e l’adolescenza. L’articolo misofonia: cos’è, sintomi e cause li descrive nel dettaglio.
Perché succede
Le cause non sono ancora del tutto chiare. Le ricerche indicano che, nella misofonia, il cervello collega in automatico alcuni suoni a una reazione d’allarme e a un’emozione forte. Di solito non è un problema dell’orecchio, ma del modo in cui il suono viene elaborato e interpretato. La reazione assomiglia a una risposta a una minaccia, anche se non c’è nessun pericolo: il corpo si attiva, il cuore accelera, i muscoli si tendono. È così rapida da non lasciare il tempo di ragionarci, ed è per questo che non basta decidere di ignorarla.
Misofonia e iperacusia
Misofonia e iperacusia vengono confuse spesso, ma sono cose diverse. Nella misofonia la reazione riguarda suoni precisi, spesso prodotti da altri, ed è soprattutto emotiva: il problema è che cosa è il suono. Nell’iperacusia i suoni normali sembrano fisicamente troppo forti, qualunque sia la loro origine: il problema è il volume. Si possono avere tutte e due, e distinguerle aiuta a capire a chi rivolgersi. Per l’udito e l’iperacusia il riferimento è l’otorinolaringoiatra o l’audiologo.
Nella vita di tutti i giorni
La misofonia può rendere complicati i pasti in famiglia, il lavoro in open space, i viaggi in treno o le ore di studio in biblioteca. Alla reazione si aggiungono spesso il senso di colpa per aver risposto male a chi si vuole bene, la vergogna e la paura delle situazioni in cui quei suoni potrebbero arrivare. Può sovrapporsi all’essere una persona altamente sensibile, senza essere la stessa cosa. Capire cosa succede è già un primo passo: non te lo stai inventando, e non sei l’unica persona a viverlo.
Come conviverci meglio
Oggi non esiste una cura riconosciuta per la misofonia, ma ci sono strategie che molte persone trovano utili: gestire l’esposizione ai suoni, usare un rumore di fondo o le cuffie, abbassare l’attivazione quando sale e parlarne con le persone vicine per trovare piccoli accordi. Le raccoglie l’articolo vivere con la misofonia, che racconta anche quali approcci la ricerca sta studiando.
Quando chiedere aiuto
Se la misofonia ti porta a evitare situazioni, mette a dura prova le tue relazioni o ti fa stare molto male, parlane con il tuo medico di base. Può indirizzarti a un otorinolaringoiatra o a un audiologo per controllare l’udito e a un professionista della salute mentale per lavorare sulla reazione emotiva. Cercare aiuto non vuol dire drammatizzare un problema di rumori: vuol dire prendere sul serio l’effetto reale che ha sulla tua vita. Se ti senti in grande difficoltà, Telefono Amico Italia risponde allo 02 2327 2327, 24 ore su 24; in caso di pericolo chiama il 112.
Un aiuto nella vita di tutti i giorni
Convivere con certi suoni stanca, e spiegarlo agli altri senza sembrare esagerati non è facile. Quando la testa è sovraccarica, l’irritazione si accumula e hai bisogno di uno spazio per mettere ordine in quello che provi, può servire fermarti un attimo. Eve è l’intelligenza artificiale per il tuo benessere emotivo, con una base psicologica: ti accompagna in una conversazione per riflettere con calma e per preparare il modo in cui parlarne con le persone che ti stanno vicino. Non è un trattamento per la misofonia. Eve non è una psicologa né un dispositivo medico: non fa diagnosi, non è un servizio di emergenza e non sostituisce una psicoterapia o l’aiuto di un professionista.
Scopri di più: quando la mente è sovraccarica. Informazioni affidabili sulla salute, in italiano, sono su ISSalute, il portale dell’Istituto Superiore di Sanità.
