Ci si può sentire soli anche in mezzo agli altri: la solitudine non si misura con il numero di persone intorno. Da dove nasce questa sensazione e cosa può aiutare, un passo alla volta.
Jevgeni Nietosniitty, esperienza in psicologia··5 min di lettura
Sentirsi soli non è la stessa cosa che essere soli. Si può passare una serata da soli e stare benissimo, e ci si può sentire soli a una cena con dieci persone. La sensazione di solitudine nasce dalla distanza tra i legami che vorresti e quelli che senti di avere: l’impressione di non essere visti, capiti, davvero vicini a qualcuno.
È un’esperienza umana comune, non un difetto. Come la fame o la stanchezza, segnala un bisogno: quello di un legame che conta. Guardarla così toglie già una parte della vergogna che spesso la accompagna.
Sentirsi soli anche in mezzo agli altri
Molte persone si stupiscono di sentirsi sole pur avendo famiglia, colleghi e amici. Il punto è che la solitudine riguarda la qualità dei legami, non la quantità. Può mancare un rapporto in cui essere davvero te, in cui raccontare quello che stai vivendo senza dover mostrare che va tutto bene. Questa solitudine silenziosa è una delle più diffuse e delle meno ammesse.
Succede anche dentro una relazione: ci si può sentire soli accanto alla persona che si ama. Ne parla l’articolo sentirsi soli in coppia.
Quando la sera pesa e non vuoi disturbare nessuno, avere uno spazio per fermarti un attimo e mettere in parole la giornata può aiutarti a vedere più chiaro.
Solitudine e tristezza vanno spesso insieme. Quando non hai nessuno con cui condividere una giornata storta, tutto pesa di più. E la tristezza, a sua volta, toglie energia per cercare gli altri: si tende a chiudersi, a rimandare un messaggio, a declinare un invito. È un circolo che si alimenta da solo.
Riconoscerlo aiuta, perché basta muovere un pezzo per smuovere anche l’altro. Spesso non serve un grande gesto: un passo piccolo verso qualcuno vale più di molte buone intenzioni. Se però la tristezza dura da settimane, ti toglie interesse per le cose che amavi o rende difficile la vita di tutti i giorni, è importante parlarne con il tuo medico di base.
Da dove nasce la solitudine
A volte segue un cambiamento: un trasloco, una separazione, un lutto, un nuovo lavoro, la pensione, i figli che vanno a vivere altrove. Altre volte si installa senza un evento preciso, con un lento allontanamento. E a volte nasce da dentro: se hai imparato a nascondere i tuoi bisogni, a sentirti di troppo o a proteggerti con la distanza, i legami restano in superficie anche quando le persone ci sono.
Anche i pensieri hanno un ruolo. “Disturbo”, “non interesso a nessuno”, “gli altri hanno già i loro amici”: sono frasi che girano soprattutto la sera e che spingono a ritirarsi. Se ti capita di tornarci sopra per ore, l’articolo sul rimuginare può darti qualche spunto.
Cosa può aiutare
La solitudine non si risolve costringendosi a vedere più gente. Aiuta di più andare verso legami di qualità, con piccoli passi:
Comincia in piccolo. Un messaggio, una telefonata, una frase un po’ più vera del solito. I legami si ricostruiscono con piccoli gesti ripetuti.
Riprendi un contatto che si era perso. Spesso dall’altra parte c’è qualcuno che aspettava solo un segnale.
Cerca la regolarità. Un corso, un gruppo di cammino, il volontariato, un coro: vedere le stesse persone ogni settimana crea il terreno in cui nascono le amicizie.
Mostrati un po’ di più. Dire come stai davvero, anche solo in parte, avvicina più di un’immagine perfetta.
Trattati con gentilezza. Il modo in cui ti parli quando non c’è nessuno cambia molto il peso della solitudine.
Quando la sera pesa di più
Molte persone raccontano che la solitudine si fa sentire soprattutto la sera, nei fine settimana o durante le feste. Può aiutare preparare in anticipo qualcosa per quei momenti: una telefonata fissata, una passeggiata, un’attività che ti piace. E se una sera è davvero pesante, non devi restare in silenzio. Telefono Amico Italia offre ascolto allo 02 2327 2327; Samaritans Onlus risponde allo 06 77208977 tutti i giorni dalle 13 alle 22. Se hai pensieri di farti del male o ti senti in pericolo, chiama subito il 112.
Domande frequenti sul sentirsi soli
Perché ci si sente soli anche in compagnia?
Perché la solitudine riguarda la qualità dei legami, non il loro numero. Può mancare un rapporto in cui sentirsi davvero capiti, in cui essere sé stessi senza recitare una parte. Succede spesso, e non dice nulla del tuo valore.
Sentirsi soli fa male alla salute?
Una solitudine passeggera è normale. Quando dura a lungo può pesare sull’umore, sull’energia e sul riposo, ed è per questo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità la considera un tema di salute pubblica. Va presa sul serio, senza drammatizzare.
Come smettere di sentirsi soli?
Non costringendosi a vedere tanta gente, ma andando verso legami di qualità, con gesti piccoli e regolari: un messaggio, una parola più sincera, un’attività condivisa ogni settimana. Conta molto anche il modo in cui ti parli nei momenti in cui non c’è nessuno.
Solitudine e depressione sono la stessa cosa?
No. La solitudine è una sensazione legata ai legami; la depressione è una condizione più ampia, che riguarda l’umore, l’energia, il sonno e lo sguardo su di sé, e va riconosciuta da un medico o da un professionista della salute mentale. Le due cose però possono intrecciarsi: se l’umore è molto basso da settimane, parlane con il tuo medico di base.
Trovi il resto dell’argomento nella pagina sulla solitudine. Informazioni affidabili sulla salute mentale, in italiano, sono disponibili su ISSalute.
Nota
Questo articolo ha uno scopo informativo generale e non sostituisce il parere di un professionista della salute. Se hai sintomi intensi, rivolgiti al tuo medico di base o, in caso di emergenza, chiama il 112.
Se sei in pericolo immediato, chiama il 112. Se hai pensieri di farti del male, puoi chiamare Telefono Amico Italia al 02 2327 2327, 24 ore su 24.