Sindrome dell’impostore: cos’è, come si riconosce e cosa aiuta

La sindrome dell’impostore è la sensazione di non meritare i propri risultati e di poter essere scoperti da un momento all’altro. Cos’è, come si riconosce e cosa aiuta a guardarsi con più giustizia.

La sindrome dell’impostore è la sensazione persistente di non meritare i propri risultati, insieme al timore che prima o poi qualcuno si accorga che “non sei all’altezza”. Chi la vive tende ad attribuire i successi alla fortuna, al caso o all’aiuto degli altri, e gli errori soltanto a sé. Il paradosso è che spesso riguarda persone competenti, preparate e stimate da chi le circonda.

Nonostante il nome, non è una diagnosi e non compare nei manuali clinici. Il concetto nasce alla fine degli anni Settanta, quando le ricercatrici statunitensi Pauline Clance e Suzanne Imes descrissero il “fenomeno dell’impostore” osservando donne con carriere brillanti che non riuscivano a sentirsi all’altezza dei propri traguardi. Oggi sappiamo che può riguardare chiunque, a qualsiasi età, e che tende a farsi sentire nei momenti di passaggio: un nuovo lavoro, l’università, una promozione, la prima volta in un ruolo di responsabilità.

Come si riconosce

Dall’esterno non si vede quasi mai. Si sente dentro, e di solito proprio nei momenti in cui gli altri ti riconoscono qualcosa. Alcuni segnali frequenti:

  • Sminuire i successi. “È andata bene perché era facile”, “ho avuto fortuna”, “chiunque ci sarebbe riuscito”.
  • La paura di essere scoperto. L’idea che basti una domanda difficile per far crollare tutto.
  • Il perfezionismo. Preparare tutto tre volte, rileggere ogni mail, sentire che nulla è mai curato abbastanza.
  • La difficoltà ad accettare i complimenti. Li respingi, li ridimensioni o li vivi come una pressione in più.
  • Il confronto continuo. Gli altri sembrano sempre più preparati, più sicuri, più autentici di te.
  • Il sollievo che dura poco. Ogni traguardo porta un attimo di respiro, poi torna il dubbio sul prossimo.

I cinque profili descritti da Valerie Young

La studiosa americana Valerie Young ha descritto cinque modi in cui la sindrome dell’impostore tende a presentarsi. Non sono etichette rigide, ma possono aiutarti a riconoscere il tuo schema:

  • Il perfezionista misura il proprio valore sull’assenza di errori.
  • L’esperto sente di dover sapere tutto prima di poter dire la sua.
  • Il genio naturale pensa che, se una cosa richiede fatica, allora non è portato.
  • Il solista vive ogni richiesta di aiuto come la prova di non valere.
  • Il supereroe deve eccellere in ogni ruolo, al lavoro come a casa.

Se rileggi ogni cosa tre volte e non riesci mai a goderti un traguardo, fermarti un attimo a mettere in ordine i pensieri può aiutarti a guardarti con più giustizia.

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Da dove nasce

Non esiste una causa unica. Spesso pesa l’ambiente in cui si è cresciuti: una famiglia in cui l’affetto sembrava legato ai voti, oppure in cui eri “quello bravo” e non potevi permetterti di sbagliare. Contano anche i passaggi della vita adulta, come il primo impiego, un cambio di ruolo o un contesto molto competitivo. E conta il sentirsi diversi dall’ambiente: essere la prima persona della famiglia a laurearsi, o una delle poche donne in un settore a maggioranza maschile.

Sotto, quasi sempre, c’è una bassa autostima. Il valore personale resta appeso ai risultati, e i risultati, per quanti siano, non bastano mai a reggerlo.

Cosa aiuta con la sindrome dell’impostore

  • Dagli un nome. Quando arriva il pensiero “prima o poi se ne accorgeranno”, riconoscerlo come un pensiero e non come un fatto crea già un po’ di distanza.
  • Tieni un registro dei fatti. Annota ciò che hai fatto, i riscontri ricevuti, i problemi che hai risolto. Nei giorni di dubbio la memoria trattiene solo gli errori; un elenco scritto rimette in equilibrio il quadro.
  • Distingui sentirsi da essere. Sentirti inadeguato non significa esserlo. La sensazione è reale, ma non è una prova.
  • Accetta un complimento senza correggerlo. Un semplice “grazie” è un piccolo esercizio: ripetuto nel tempo, cambia l’abitudine.
  • Abbassa l’asticella del perfetto. Prova a consegnare qualcosa di buono invece che di impeccabile, e osserva cosa succede davvero.
  • Parlane. Scoprire che una collega o un amico prova la stessa cosa toglie al dubbio buona parte della sua forza.

Per lavorare sulla base, cioè sul modo in cui ti tratti, trovi spunti pratici in come aumentare l’autostima.

Quando chiedere aiuto

Se il dubbio su di te ti porta a rinunciare a opportunità importanti, ti toglie il riposo o si accompagna a un umore basso che non passa, vale la pena parlarne con il tuo medico di base o con un professionista della salute mentale. Se stai attraversando un momento molto difficile, puoi chiamare Telefono Amico Italia allo 02 2327 2327, attivo 24 ore su 24. In caso di pericolo immediato, chiama il 112.

Domande frequenti sulla sindrome dell’impostore

La sindrome dell’impostore è una malattia?

No. È un’esperienza molto diffusa, non una diagnosi. Può però pesare parecchio sulla qualità della vita, e se si accompagna a forte stress o a un umore basso persistente è giusto parlarne con un professionista.

Chi ne soffre più spesso?

Può riguardare chiunque, ma si nota spesso in persone coscienziose, esigenti con sé stesse e abituate a dare molto. Tende ad affacciarsi nei momenti di cambiamento, quando ci si trova in un ruolo nuovo e non si hanno ancora prove sufficienti di “saperlo fare”.

Che differenza c’è tra umiltà e sindrome dell’impostore?

L’umiltà riconosce i propri limiti senza negare i propri meriti. La sindrome dell’impostore fa il contrario: cancella i meriti e ingrandisce i limiti. Una persona umile può dire “sono stata brava”; chi si sente un impostore fatica anche solo a pensarlo.

Si può superare la sindrome dell’impostore?

Raramente sparisce del tutto, ma può diventare molto più leggera. Il dubbio può tornare quando affronti qualcosa di nuovo; la differenza è che smette di decidere al posto tuo. Riconoscere il pensiero, raccogliere i fatti e parlarne con qualcuno sono i passi da cui di solito si comincia.

Trovi il quadro completo nella pagina dedicata all’autostima. Informazioni affidabili sulla salute mentale sono disponibili su ISSalute, il portale dell’Istituto Superiore di Sanità.

Nota

Questo articolo ha uno scopo informativo generale e non sostituisce il parere di un professionista della salute. Se hai sintomi intensi, rivolgiti al tuo medico di base o, in caso di emergenza, chiama il 112.

Se sei in pericolo immediato, chiama il 112. Se hai pensieri di farti del male, puoi chiamare Telefono Amico Italia al 02 2327 2327, 24 ore su 24.

Jevgeni Nietosniitty

Autore

Jevgeni Nietosniitty

Ha una lunga esperienza nel campo della psicologia, con un focus su autostima e ansia. In oltre 15 anni ha scritto, tenuto corsi di formazione e lavorato con le persone sui temi del benessere emotivo; ha pubblicato diversi libri sull’argomento e lavora nella psicologia del lavoro e delle organizzazioni con la sua società finlandese Mentis Aurum. È certificato per l’uso di test cognitivi attitudinali e di test di personalità in ambito lavorativo.